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Ma infine Topolino è stato liberato?

Di Alessio Canova
  • 02 febbraio 2025
[articolo pubblicato nel sezione Insider del sito SkyTG24 del 02/02/2025]

Giusto un anno fa la stampa annunciava la scadenza del copyright sul personaggio di Topolino. Ne diede notizia anche SkyTG24 qui, dopo aver anticipato il tema qui. A distanza di oltre 20 anni si è finalmente realizzato il sogno di Lawrence Lessig il quale invocava la liberazione di Topolino dalle catene del copyright? Spoiler: no.

Il 12 ottobre 2002 l’avvocato e professore di Harvard Lawrence Lessig pubblicò sulla rivista The Economist un articolo dal titolo “Free Mickey Mouse”, tradotto in italiano come “Liberate Topolino”. Il suo intervento si collocava nel contesto della decisione del Congresso degli Stati Uniti di estendere di altri 20 anni la durata del copyright. Tale provvedimento, noto ufficialmente come “Sonny Bono Copyright Extension Act”, è comunemente chiamato “Mickey Mouse Protection Act” per via delle pressioni esercitate dalla Disney e da altre aziende dell’industria dell’intrattenimento, interessate a prolungare la durata dei propri diritti esclusivi.

Lessig, per usare un eufemismo, era fortemente critico: il provvedimento del Congresso avrebbe infatti impedito ad un cortometraggio animato del 1928 dal titolo “Steamboat Willie” di entrare in “pubblico dominio”, ovvero di diventare liberamente utilizzabile e riproducibile da chiunque. Alla base del copyright, infatti, esiste un “patto sociale” tra lo Stato e l’autore: lo Stato garantisce all’autore un diritto esclusivo sulle opere create, in modo da favorire la creatività, ma dopo un certo numero di anni tale esclusiva viene meno, sicché tutti possano liberamente godere delle creazioni, in modo da favorire la diffusione della cultura.

L’opera “Steamboat Willie” è particolarmente importante perché con essa veniva introdotto un personaggio che avrebbe fatto la storia dell’animazione e non solo: Mickey Mouse, alias Topolino. Quando scade il copyright su un disegno animato o su un fumetto, viene meno anche l’esclusiva dell’autore sui personaggi introdotti con quel disegno o fumetto. Il “Mickey Mouse Protection Act” venne approvato per evitare che “Steamboat Willie”, e con esso il personaggio di Topolino, diventassero di pubblico dominio e quindi liberamente utilizzabili. Per tale ragione Lessig lanciò il grido d’allarme: “Liberate Topolino”!
Spero solo che non ci dimentichiamo mai una cosa: tutto è cominciato con un topo
Walt Disney
Sul piano normativo, lo scritto di Lessig prevedibilmente non ebbe alcun impatto e la durata del copyright statunitense venne effettivamente estesa. Per contro, le tesi del professore ebbero un forte impatto, tanto da stimolare la nascita delle licenze Creative Commons e, in maniera meno diretta, il progetto Web Archive.

Frattanto, altri 20 anni sono trascorsi e finalmente il giorno 1° gennaio 2024 il copyright su “Steamboat Willie” e Topolino è effettivamente venuto meno. A distanza di un anno, possiamo quindi dire che oggi Topolino è stato liberato? Non proprio.

Partiamo dai fatti certi: il cortometraggio “Steamboat Willie” è oggi riproducibile da chiunque. Ad esempio, può essere pubblicato su un sito o proiettato in un cineforum senza dover pagare i relativi diritti alla Disney. Anche il personaggio di Mickey Mouse può essere liberamente riprodotto, ma è necessario precisare: il copyright è scaduto esclusivamente sulla versione del 1928 di Topolino, decisamente differente da quella che conosciamo oggi. I diritti sulle “versioni” successive di Mickey scadranno infatti 95 anni dopo la loro introduzione, quindi tra parecchio tempo. E non è finita: chi volesse riprodurre Topolino dovrebbe avere l’accortezza di rispettare le molteplici privative che la Disney detiene a protezione della propria Proprietà Intellettuale, in primis il marchio.

Parlando di marchio la questione si complica ulteriormente. Sul tema viene in aiuto la vicenda legata ad un altro personaggio il cui nome è registrato come marchio dalla Disney: Pinocchio. Il marchio “Pinocchio” (parola) è stato domandato nel 2006 in Unione europea dalla multinazionale nordamericana ma successivamente contestato da un cittadino francese, sulla base del fatto che il segno registrato non fosse “distintivo”, essendo il termine “Pinocchio” comunemente utilizzato da decenni per contraddistinguere l’opera ed il personaggio di Collodi. L’EUIPO (European Union Intellectual Property Office, che allora si chiamava UAMI, ovvero Ufficio per l'Armonizzazione nel Mercato Interno) accolse parzialmente tali argomenti e dichiarò nullo il marchio “Pinocchio” della Disney per tutti i prodotti collegati al settore dell’intrattenimento: film, audiovisivi, libri, fumetti, parchi divertimento, spettacoli, ecc..

Quanto sopra dovrebbe ora valere anche per il marchio “Mickey Mouse”. Il condizionale è d’obbligo, visto che per il momento il marchio registrato dalla Disney è registrato e nessuno ha avuto ancora l’ardire di contestarne la validità sostanziale per essere il personaggio “Mickey Mouse” divenuto di pubblico dominio.

Cosa possiamo attenderci per il futuro?
Data questa selva giuridica particolarmente intricata e piena di insidie, è improbabile che qualche azienda si avventuri nella creazione di fumetti o cartoni animati aventi come protagonista il personaggio di Mickey Mouse nella versione “Steamboat Willie”, la cui caratterizzazione grafica difficilmente incontrerebbe i gusti del pubblico moderno.
Ad oggi l’unica iniziativa di sfruttamento economico del personaggio degna di menzione è un trascurabile film horror (voto 2,5 / 10 su IMDb) nel quale tuttavia la presenza di Mickey Mouse sembra più una trovata pubblicitaria che un serio tentativo di rilancio del personaggio creato da Walt Disney. Curiosamente lo stesso avvenne un paio di anni fa in occasione della scadenza del copyright su un altro celeberrimo personaggio Disney, Winnie the Pooh, divenuto suo malgrado il villain di un altro non esattamente memorabile horror (voto 2,9 / 10 su IMDb).
Alessio Canova
Italian & European trademark and design attorney
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